La tradizione che si tramanda

Fin da bambini, in famiglia, abbiamo avuto una piccola vigna. Da lì derivano le uve dalle quali facevamo il vino che veniva consumato dalla nostra famiglia e da coloro che davano una mano nella coltivazione e nella realizzazione del vino stesso, di colore rigorosamente rosso, senza grandi pretese tecniche. Era un qualcosa di “fatto in casa”, per noi, senza fronzoli né sofisticazioni; un alimento, come nella tradizione contadina che nostra mamma Angiolina ci ha tramandato. Certo, il risultato ottenuto non era quello di un Chianti, ma, come si dice, ci si abitua a tutto….

 

L’idea – L’intuizione

Verso la metà degli anni Ottanta, aiutando da ragazzetto in vigna, durante la vendemmia e la svinatura, avvicinandomi al vino, non mi tornava il fatto che nel nostro Mugello non fosse possibile realizzare un prodotto di livello, mentre sia più a nord che più a sud, i prodotti ottenuti erano migliori. Mi chiedevo come mai il vino venisse ottimo addirittura in Trentino, mentre a noi non riusciva. Con il tempo ho potuto comprendere che la spiegazione stava nella tipologia di uva da noi allevata (Sangiovese) in relazione al microclima del nostro Mugello, dove la temperatura media è inferiore di circa 5° C rispetto alle zone del Chianti o della Romagna dove veniva coltivato lo stesso Sangiovese, con ben altri risultati. Fu a partire da queste considerazioni che mi balenò in mente un’idea: che il nostro territorio poteva essere più adatto a produrre vini bianchi e spumanti, o comunque rossi, ma non da uve Sangiovese.

 

 La Follia

Fu così che un giorno, parlando con il mio babbo, Rossano, formulai la mia proposta: gli dissi che dovevamo sostituire le viti della vigna e passare ad altro tipo. La sua risposta fu: “Quando sarò morto farai quello che vuoi, ma finché sarò in vita non voglio problemi…”. Conoscendo il carattere audace del mio babbo, la risposta mi stupì, ma la rispettai. E così, con il passare degli anni, ho avvicinato e conosciuto persone, maestri che mi hanno educato e formato al vino; ho frequentato corsi e ricercato esperienze, avevo una grande curiosità da sfamare. Finché, ahimè, nell’agosto del 2010 il mio babbo ci ha lasciato. Poco dopo, come fosse un lascito in sospeso, ho deciso di accettare e rilanciare la “sfida” che mi aveva lanciato anni prima. Fu così che dopo la vendemmia 2011 estirpai il vecchio vigneto…ma solo per poter ripartire nuovamente. Nella primavera del 2012 le nuove barbatelle di Pinot Nero ed un piccolo appezzamento di Incrocio Manzoni, piantate a mano una ad una, erano già a dimora pronte a crescere e cercare di stupirci. Con il prezioso aiuto e la fidata consulenza dell’amico GIuliano Tarchi e mio suocero Nello Baglioni abbiamo realizzato un vigneto particolare nel suo genere, senza filari di sorta, ma con un sistema di allevamento innovativo per tipologia, ed unico nel Mugello, l’alberello areato. Questo sistema consente alle piante di svilupparsi liberamente a 360°, all’interno di un “anello” che le contiene durante il loro sviluppo; sistema ideale per garantire la massima esposizione fogliare al sole e la minima costrizione che, in caso di piogge, facilita molto la dissipazione dell’umidità della pianta. Questo si traduce in una minore esposizione alle malattie e conseguentemente comporta minori trattamenti da fare, sempre per perseguire la via del sano, e non del buono a tutti i costi.

 

Cosa Facciamo 

 Nel 2014 abbiamo eseguito la prima micro-vendemmia (solo del Pinot Nero). E’ stata un’annata difficilissima per le piogge continue, ma con un grande lavoro in vigna siamo riusciti a portare in cantina un’uva eccellente. Certo, era la prima uva di una vigna giovane, in un’annata complicata. Il risultato, dopo la vinificazione in bianco delle uve Pinot Nero, la realizzazione del vino base, la presa di spuma e ben 42 mesi sui lieviti è PRIMUM, il Primo. Il nostro cammino è continuato con altre annate che dovranno attendere ancora un po’ prima di incontrare i palati dei nostri Amici. Continuiamo la produzione di Spumante Metodo Classico, ma sempre con un occhio a nuove idee e sperimentazioni nel campo vitivinicolo.

 

Dove lo Facciamo

Lo facciamo in località Cortevecchia, nel comune di Scarperia e San Piero (FI). Da questa posizione si vedono la Fortezza di San Martino (1569-1608) ed il Castello del Trebbio (1433-Patrimonio dell’Unesco), dal quale una costante foce di vento riesce a mitigare la tipica umidità della nostra zona. Il terreno è di media compattezza, a tratti argilloso, con una leggera dose sassosa all’interno, ricco di sostanze organiche che conferiscono grande vigoria alla coltivazione. Nei terreni limitrofi non sono presenti coltivazioni intensive.

 

Come lo Facciamo

Quello che facciamo viene fatto all’insegna dell’inseguimento della salubrità, la nostra salubre ascesa. Un percorso sempre in salita verso un prodotto che sia innanzitutto sano, appunto; senza inseguire l buono “a tutti i costi”, lontano dagli standard preconfezionati di chi usa la tecnologia come arma e non come leva. Non usiamo nessun diserbante, solo lavorazioni meccaniche e umane. Trattamenti ridotti al minimo d’ispirazione biologica. La vendemmia avviene manualmente, dalle prime luci del giorno fino alle ore 12:00 per conservare al massimo profumi e freschezza. L’uva viene disposta in cassette con un peso massimo di 16 kg e subito stoccate in cella frigorifera fino alla pressatura, che avviene con macchinari di ultima generazione. Una volta fatto il vino base, lo stesso viene poi messo in bottiglia insieme ai lieviti dove riposa per un minimo di 36 mesi. Passato questo temo le bottiglie vengono sboccate e dosate, dopo circa 6 mesi sono perfettamente pronte per raggiungere i nostri sensi. La nostra grande passione ci spinge alla creazione di prodotti fatti per noi, i nostri figli ed i nostri affetti più cari, nella ricerca della condivisione del piacere e della convivialità. Tutto ciò con l’obiettivo di ottenere prodotti di massima qualità, nel rispetto dei terreni, dei quali, siamo solo custodi temporanei, in attesa di tramandarli alle generazioni future.